Questo numero di Quaderni porta all’attenzione dei lettori una serie di problematiche diverse, legate al nostro territorio, che convergono su un’unica questione: quale pensiero strategico, quale immagine delle valli della Rezia Italiana (Valtellina, Valchiavenna e valli italofone dei Grigioni) sta alla base degli interventi che si stanno susseguendo in aree delicatissime per storia, ambiente naturale e segno del paesaggio antropico? 

Manca una guida

Purtroppo, nella maggior parte dei casi, non sembra esserci una guida: tutto si succede un po’ a casaccio con l’urgenza di appuntamenti e date da rispettare che, spesso, si allungano ben oltre ogni previsione.  Così sta succedendo per le ormai prossime Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 che tutti speriamo si possano svolgere con successi sportivi e di pubblico ma che, come documenta Stefano Zazzi, non porteranno a termine se non pochi degli obbiettivi infrastrutturali previsti (su 98 solo 9 sono completate a novembre 2025 e solo 57 in fase di esecuzione) per l’inizio dei giochi. 

Così avviene per la nuova legge sulla montagna, di cui ci parla in modo approfondito Robi Ronza, approvata nel mese di settembre 2025, una “gigantesca macchina di adempimenti politici e burocratici”, come scrive lo stesso Ronza in cui si fatica a leggere la risposta concreta alle esigenze attuali delle popolazioni montane.

Analogamente la mancanza di rigore e di attenzione al paesaggio caratterizza l’evoluzione nel tempo di una della più importanti strade storiche della Valtellina, la strada Priula e il Passo di San Marco che, dalla fine del ‘500 fino a pochi decenni orsono, presentavano ancora molte parti del tracciato originario. Gian Piero Mazzoni documenta le “devastazioni e la distruzione” sistematica di questo tracciato a seguito del succedersi di una infinità di trasformazioni poco attente all’esistente e ai manufatti storici.

Così anche gli articoli sulle origini dello sfruttamento idroelettrico in Valtellina (1906-1914) presentano la storia poco gratificante del depauperamento di una delle principali risorse della nostra area. Dopo più di un secolo di tale sfruttamento è incredibile constatare come le nostre imprese e chi risiede in Valtellina e Valchiavenna paghino ancora l’energia elettrica come chi abita a Milano!

Gli Stati generali della montagna

Di fronte a tutto ciò l’amministrazione provinciale di Sondrio propone un’iniziativa “a porte chiuse” per il 28 novembre 2025: gli “Stati generali della montagna”, Essi dovrebbero, secondo il presidente della Provincia, “favorire una riflessione aperta e costruttiva sul futuro del nostro territorio. È un percorso che la Provincia ha scelto di promuovere per dare spazio al confronto tra istituzioni, imprese, scuole, enti di ricerca e portatori di interesse, con l’obiettivo di far emergere idee, priorità e strategie concrete per i prossimi anni”. 

Per definizione però, dobbiamo notare che gli “Stati generali”, per come sono concepiti oggi, sono uno “spazio aperto di dialogo, accessibile a tutti i portatori di interessi collettivi su una precisa tematica”. In teoria, in essi dovrebbero rifluire i contributi di tutti quelli che oggi sono chiamati stakeholders (portatori di interessi) sul tema della montagna. Come ciò possa avvenire in un evento “a porte chiuse” è difficile da comprendere. Speriamo comunque che questa iniziativa sia solo un primo passo verso proposte concrete per la salvaguardia e lo sviluppo delle nostre vallate e che i partecipanti rispolverino, almeno in parte, i principi fondanti di quella “Carta di Sondrio” che l’anno prossimo compirà  40 anni e che ancora, nonostante il tempo trascorso, costituisce un riferimento efficace per coloro che hanno a cuore le esigenze e i problemi delle popolazioni apine.