Gli anni tra il 1797 e il 1809 non furono solo determinanti in assoluto per un passaggio epocale, dall’ancien régime alla società dei lumi e alle basi della società contemporanea, ma ebbero per un territorio come il nostro, nel cuore delle Alpi, un significato particolarmente drammatico che, ancora oggi, è leggibile nel comportamento sociale e nella coscienza culturale dei Valtellinesi e degli ex abitanti dei Contadi di Bormio e Chiavenna.

È dunque indispensabile per capire il nostro presente ritornare su questi anni e sulle trasformazioni che si verificarono.

Tra il 1797 e la prima metà del sec. XIX le nostre vallate assistettero alla fine di un equilibrato sistema di governo del territorio spostando il baricentro politico dal nord al sud delle Alpi e passando da un regime di sudditanza nel confronti della Repubblica delle Tre Leghe Grigie, che le manteneva in una sensibile autonomia, grazie agli statuti di valle e di comunità, senza eccessive imposte personali, senza obbligo di coscrizione militare e con una relativa libertà nei commerci ad una spirale senza fine di gravami e di imposte, di imposizioni di un governo  impegnato continuamente in guerre laceranti che imponevano sacrifici umani e materiali, di un sistema legislativo contrario a quella religione cattolica per cui le valli lottarono per secoli e che costituiva il loro primo elemento identitario. Infine a tutto ciò si sommarono catastrofi naturali ed epidemie che trasformarono la povertà in miseria, pressoché ovunque.

Questa improvvisa decadenza, superata a fatica solo a partire dalla seconda metà del sec. XIX, ha determinato un soluzione di continuità nella nostra storia, una ferita che non ha segnato solo una generazione ma è giunta fino noi come un vuoto incolmabile. Una nuova ricerca, basata in gran parte su documenti di archivio inediti, fa finalmente luce su uno dei periodi più dimenticati della nostra storia.